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La Società delle Maschere

2013
Dinamitri Jazz Folklore
Masterworks
Producer: Jim Scott, Derek Trucks
Number of discs: 1

Il linguaggio delle maschere non è il linguaggio degli uomini comuni.

E’ il progetto dei Dinamitri Jazz Folklore che rappresenta,  l’apice di un  percorso artistico. Forti del recente viaggio in Mali, che ha permesso al gruppo toscano di incontrare musicisti del luogo e suonare nel mitico Festival au Desert di Timbouctou, e delle collaborazioni con l’Ensemble Tartit e con il chitarrista Omara Moctar Bombino, i Dinamitri mettono in scena un rituale sonoro e gestuale che accompagna lo spettatore fino alle profondità della cultura africana,   in aperto dialogo con molteplici forme musicali e artistiche contemporanee.

La musica è costituita di quattro brani legati strettamente ai Cinque Elementi della cosmologia tradizionale, che sono in ordine di manifestazione: Etere,Vento, Fuoco, Acqua, Terra. Tali elementi non sono corpi nel senso della fisica odierna, ma i “principi sostanziali” attraverso la miscela dei quali tutti i corpi sono formati. I brani identificano la Terra, l’Acqua, il Fuoco ed il Vento; l’Etere , elemento legato al suono ed all’udito come facoltà sensibile, è l’origine “silenziosa” degli altri elementi, essendo considerato lo “spazio” nel quale si effettua tutto lo sviluppo del nostro mondo.

“Questo nostra nuova registrazione segna il “passaggio” del percorso artistico documentato fin qui dai lavori precedenti, (che si legavano al periodo di ricerca e assimilazione delle informazioni ricevute direttamente sulla terapia musicale della cultura Kongo ) a una nuova fase nella quale attraverso il Dinamitri Jazz Folklore proponiamo una musica che  è “Originale e Rituale” allo stesso tempo. Originale  nel senso che trae la sua ispirazione dall’ “Origine” del nostro mondo, Rituale nel senso che la forma musicale e le maschere che indossiamo ne rappresentano simbolicamente alcuni aspetti cosmologici.  Per i quattro brani che ho composto e sui quali abbiamo insieme lavorato un intero anno, non abbiamo usato alcun riferimento tratto  dalle tecniche compositive occidentali  moderne finanche quelle della musica jazz,  ne vi è in questo lavoro una qualsiasi relazione a concezioni pseudo- spiritualiste o new age tanto in voga  in questo periodo”.   Dimitri Grechi Espinoza

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