Akendengue Suite feat. Amiri Baraka

2008
Dinamitri Jazz Folklore
Tracce Rai Trade
Producer: Rai Trade
Number of discs: 1

La musica e al tempo stesso la ricerca del gruppo non passano inosservate ed infatti il musicologo Stefano Zenni  suggerisce per la conclusione dei lavori della Seconda Parte del Convegno Internazionale “Africa Culla del Jazz” organizzata dalla SIDMA al Piacenza Jazz Festival 2005 (la prima parte si era tenuta a Prato) i Dinamitri Jazz Folklore per la serata “Black Atlantic. Dall’Africa Jazz e Ritorno”. Va in scena, così,  la “prima” di quella “Suite Aricana” che anni dopo sarà registrata  per Rai Trade grazie a Pino Saulo con il titolo di AKENDENGUE SUITE. Per il concerto si aggiungono i giovani musicisti Beppe Scardino al sax baritono, Gabrio Baldacci alla chitarra e Simone Padovani alle percussioni che diventeranno, di lì a poco, membri stabili della formazione (infatti sono presenti insieme al trombettista Mirco Rubegni in Congo Evidence).

Dinamitri tiene un concerto a Pisa con William Parker ospite.  Nel 2006 Mirco Mariottini lascia il gruppo.

Il lavoro degli ultimi anni porta la formazione a lavorare alla propria musica con un approccio espressivo e spirituale di particolare intensità, strettamente connesso alle culture tradizionali africane e a un’attitudine “politica” nel senso più nobile e interiore del termine; come profetizzava Luigi Onori nella sua recensione di Congo Evidence incontrano Amiri Baraka ed è un incontro eccezionale.     “Sette anni di lavoro e tre incisioni discografiche conducono il collettivo (…) a questo “Akendengue Suite”. Nel precedente disco il gruppo incontrava la voce e la poesia di Sadiq Bey e qui si unisce a una figura storica della cultura afro-americana: Amiri Baraka. Il risultato è magnifico. Le liriche del poeta si appoggiano perfettamente sulle musiche e la sua recitazione è come sempre commovente, una sferzata di vita. Baraka declama quattro poesie tratte dalla raccolta “Wise, Why’s, Y’s: The Griots Song Djeli Ya” del 1995. Tre episodi hanno per protagoniste le percussioni metalliche, i tre “Kongo Bells”, in solitudine o con il violino aspro di Parrini. Il brano più lungo è quello che dà il titolo al disco e contiene come tutto il lavoro un omaggio sentito all’Africa. “When Tony Was In Africa” ne propone un ritratto allucinato mentre “There Really Was An Africa” ha la gioia contagiosa dell’afro-beat. Due composizioni di Grechi Espinoza sono di quelle che restano: il dolcissimo e potente al tempo stesso “Ming Blue” che ha tutta la forza del blues e il cinetico “Baraka” che viaggia arrembante sulle sventagliate dell’Hammond.”
Flavio Massarutto

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